CHIESE E ARTE FIGURATIVA
SANTUARIO MADONNA DELLA ROCCA
La Chiesetta Madonna della Rocca
La chiesetta della Madonna della Rocca o di S. Maria della Rocca, si trova sul ripido monte che sovrasta Taormina, sulla cui cima ci sono i ruderi di Castel Taormina, costruzione medievale risalente al periodo arabo-normanno (sec. XI-XII), e perciò chiamato anche “Castello Saraceno” e che al tempo dei Greci e dei Romani era l’Acropoli della città, ad una altitudine di 398 metri s.l.m. La chiesetta di S. Maria della Rocca fu costruita sfruttando la conformazione a grotta della roccia lì esistente, tanto che parte del suo soffitto è costituito da roccia viva, la cosiddetta pietra di Taormina. La chiesetta della Madonna della Rocca, così chiamata perché costruita quindi sulla viva roccia, fu restaurata e ripensata dall’Abate Francesco Raineri con l’aiuto dell’arcivescovo di Messina Geronimo Venero, verso il 1640; essa è senz’altro la chiesa più panoramica del mondo. Accanto al Santuario di S. Maria della Rocca c’è un piccolo monastero (dell’ordine dei Basiliani), in cui i religiosi di allora si ritiravano per pregare e fare penitenza in eremitaggio, come gli antichi anacoreti o eremiti, oggi restaurato. Il piccolo eremo ha la vista rivolta verso i monti Peloritani, Castelmola e l’Etna. Il Geografo arabo Edrisi, vissuto nel sec. XII alla corte del re normanno di Sicilia Ruggero II, primo re della dinastia normanna, annotò questo luogo di culto “sul monte Tauro su cui sorge Taormina”. L’origine della chiesa di S. Maria della Rocca si deve pertanto far risalire a prima della dominazione normanna in Sicilia.
L’origine del Santuario di S. Maria della Rocca è circondata da una leggenda. Essa narra che un giovane pastorello del vicino villaggio di Mola pascolava il gregge sul monte allorquando un improvviso temporale lo costrinse a rifugiarsi in una vicina grotta. Mentre il temporale infuriava, alla luce abbagliante di un fulmine, il pastorello vide in fondo alla gotta una bellissima donna tutta illuminata e splendente, che teneva in braccio un bambino biondo, la quale gli sorrideva con dolcezza materna. Il pastorello, abbagliato dalla luce emanata dalla figura femminile e dal bambino, fuggì spaventato e corse a raccontare l’accaduto ai genitori che, giunti sul posto, individuarono in una larga fessura un dipinto in cui era rappresentata l’immagine della donna vista poco prima dal figlio. La visione della bella Signora con bambino avuta dal pastorello si può spiegare col fatto che il dipinto, forse ad olio, aveva riflesso la luce dei lampi durante il temporale, facendo credere al pastorello che la figura femminile brillasse di luce propria. La presenza del dipinto sacro nella grotta, certamente si sarà trattato di una icona bizantina, cioè una pittura su legno, si può giustificare pensando che qui era stato nascosto durante l’Iconoclastia (rottura di immagini sacre ) proclamata nei sec. VIII e IX da tre imperatori d’Oriente, e cioè Leone Isaurico, Costantino IV Copronimo e Leone IV, e che fosse rimasto dimenticato e abbandonato nella grotta finché non fu ritrovato durante il temporale. Naturalmente questa pretesa apparizione della Madonna col Bambino al pastorello fu presa in mano dal clero, che invocando il miracolo, compì pellegrinaggi e venerò l’ immagine sacra su di un altare provvisorio. La festa della Madonna della Rocca ricorre nella terza domenica di Settembre, e viene tuttora celebrata con grande solennità e con molto concorso di popolo. La festa è preceduta da una Novena, cioè da una preparazione spirituale che, come dice la parola stessa, dura nove giorni, e consiste nella celebrazione della S. Messa ogni mattina alle ore 7 e nella recita del S. Rosario alle ore 6.30. Nel giorno della festa il Simulacro della Madonna viene portata in processione.


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