CHIESE E ARTE FIGURATIVA
LA CHIESA DEI SS. PIETRO E PAOLO, CON PREZIOSI AFFRESCHI BIZANTINI E MANIERISTICI
La Chiesa dei SS. Pietro e Paolo sorge lungo la strada panoramica via Pirandello; situata nella zona archeologica della necropoli araba, edificata sulle rovine di un tempio greco, essa è stata la più antica chiesa cristiana di Taormina. Per la sua posizione in mezzo ai campi, fuori della città, in cui si coltivava prevalentemente la vite al tempo dei Greci Tauromenitani, si può supporre che il tempio fosse dedicato al dio del vino Diònysos o Bacco. Nel 1763, l’archeologo e storico olandese Jacopus Philippus D’Orville, nell’interno della chiesa rinvenne la “Tavola dei Ginnasiarchi”, la stela epigrafata con l’elenco dei nomi dei due magistrati che ogni anno dirigevano il Ginnasio. Oggi la tavola è custodita alla Basilica Cattedrale.
La facciata della chiesa risale al sec. XVIII e mostra un semplice portale con stipiti ed architrave in pietra di Taormina; al di sopra di quest’ultimo un arco a tutto sesto con una sporgente chiave d’arco.
Sovrasta il portale una finestra con stipiti ed architrave in pietra di Siracusa, il cui davanzale poggia sull’arco della porta. La parte alta degli stipiti della finestra è decorata con una doppia voluta scolpita nella pietra. A sinistra del portale il corpo di fabbrica avanzato rispetto alla facciata, costruito con la tecnica della pietra a vista, è l’antica cripta della prima chiesa che ora funge da Sagrestia.
Si accede alla cripta attraverso una porta con arco a sesto acuto, con fregio di nera pomice lavica. L’interno è decorato con affreschi molto deteriorati, raffiguranti i SS. Pietro e Paolo. Una grande arcata a sesto acuto, incorniciata da un fregio di nera pomice lavica, immette all’altar maggiore, che si staglia solitario sopra un basamento di alcuni gradini di marmo rosa di Taormina, costituito con un motivo architettonico di 5 colonnine che sorreggono 4 archetti acuti a carena ribassata a più strati e decorati a trilobi nella pane interna. Il soffitto della chiesa è di legno, sobriamente elegante, con travi che poggiano su mensole scolpite.
Nel muro del transetto, in corrispondenza delle due navate laterali, sono notevoli i due portali che mettono in comunicazione le navate minori con il transetto, i quali hanno stipiti ed architravi realizzati in pietra di Siracusa; le mensole dell’architrave nel portale della navata destra raffigurano due grandi teste di leone.
Nella volta della piccola abside, dietro l’altar maggiore, un affresco di straordinaria importanza e bellezza, opera eccezionale del pittore messinese Jacopo Vignerio; esso rappresenta i dodici Apostoli.
Si pensa che la chiesa dei SS. Pietro e Paolo sia stata in origine la cappella-moschea del grande cimitero saraceno, ovvero la necropoli araba, trasformata in chiesa cristiana nel XIV secolo, detta “extra moenia” perché edificata fuori dagli spazi perimetrali della Città. Nella chiesa c’è la statua S. Pietro con la relativa Vara. La statua è di cartapesta decorata con oro zecchino e risale al XVI secolo; la “vara, cioè la portantina, di forma esagonale, con 5 colonnine che sostengono il baldacchino, è stata realizzata in legno.
“Sommo nome acquistossi ancora pella Sicilia tutta Jacopo Vignerio messinese degnissimo allievo di Polidoro. Avea secondo il costume di que’ tempi dipinto a fresco … In Tavormina nella chiesa di San Pietro sono alcuni suoi freschi, bastanti a far vedere la sublimità con cui possedé l’arte. Nelle due lunette dell’arco maggiore vi dipinse un Angiolo, ed una Annunziata. Fra le finestre della tribuna vi effigiò gli Apostoli, e nella volta l’Eterno Padre tra vari angioletti”.


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