CHIESE E ARTE FIGURATIVA
CHIESA DEL VARO’, ARCHITETTURA SEMPLICE AD UNA SOLA NAVATA
Secondo la tradizione delle chiese di quartiere, che servivano ad un limitato numero di fedeli. La facciata principale, si apre con un portale lineare, la cui soglia, stipiti ed architrave sono in pietra di Taormina; il portale, molto alto, è sovrastato da una finestra con davanzale e stipiti in pietra di Siracusa e mancante dell’architrave a semiarco. “Varò? è un termine spagnolo che tradotto significa “visitazione?. Nel passato la chiesa fu sede della rinomata Congregazione del Varò, di cui potevano far parte solo i nobili. Questa piccola chiesa custodisce uno straordinario affresco del pittore messinese Vincenzo Tuccari, datato 1699: l’affresco rappresenta il trionfo della Croce, in cui domina la figura di San Michele Arcangelo crocifero, attorniato da una miriade di angeli festosi. Su un altare minore c’era un antico dittico, oggi al Museo Regionale di Messina, rappresentante “la Visitazione di Maria Vergine?; è questo dipinto che ha dato il nome alla chiesa del Varò o della Visitazione, opera del messinese Antonino Giuffrè, di cui oggi la Basilica Cattedrale, in attesa di restauro, custodisce il magnifico trittico.
Basandoci sul dittico della Visitazione, eseguito dal Giuffrè nella seconda metà del 1400, si può dedurre che la chiesa del Varò esista almeno dal sec. XV. Nella parte posteriore della chiesa del Varò, sotto il campanile, c’è una antica cripta, dove in passato si adorava un grande crocifisso dipinto ad affresco, di cui oggi restano solo poche tracce. Probabilmente questa cripta risale ai primi secoli dell’era cristiana, al tempo delle persecuzioni, quando i cristiani erano costretti a rifugiarsi in luoghi nascosti e sotterranei per professare la loro fede; se questa ipotesi fosse valida la chiesa del Varò potrebbe essere la chiesa più antica della città.
A destra dell’altare maggiore, la tomba del Conte Giovanni Romano e Dente con la statua dormiente del Conte. La lapide recita così:
D.O.M. D. Johannes Romano et Dente Tribuni militum Proprietate a Caroli Secondi Hispaniarum regis Cattolica maiestate decoratus, ac a seispo divinae Providentiae sibi Jesuxpi crucifixi, et deiparae Dolorosissimae gratia favente filius sempre reputatus, ne parca suos prius recideret grssus et annos aeternos persaepe cogitando viventem se reddens hoc ante sepulcrum mortuus inde auxilio consequende finalis gratiae perenniter viveret in coelo. Objit XI Agusti Ann. MDCXCIX Aetatis suae LVII.
TRADUZIONE
“A Dio ottimo massimo, don Giovanni Romano e Dente, decorato con il titolo di tribuno (Comandante) del Presidio militare di Sua Maestà cattolica Carlo II, re degli spagnoli, e da se stesso sempre reputatosi figlio della divina provvidenza e di Gesù Crocifisso ed implorante la grazia della dolorosissima Madre di Dio affinché la Parca non recidesse prima del tempo il suo cammino e pensando molto spesso di vivere anni eterni per effettuare tutto ciò che aveva in animo di fare prima di morire e di essere sepolto e poi, con il conseguito aiuto della grazia finale, di vivere eternamente in cielo. Morì l’undici Agosto dell’anno 1699 a 57 anni della sua età?.


Leave a reply