LA SICILIA DA VISITARE
DA TAORMINA ALLE ISOLE EOLIE - LE SETTE PERLE DEL MEDITERRANEO
Se per le vostre vacanze avete scelto le Isole Eolie, di seguito la descrizione delle spiagge più belle di queste splendide isole presenti al nord della Sicilia che offrono ai suoi fortunati visitatori. Per il loro fascino, panorami e coste bellissime, le Isole Eolie sono anche chiamate anche “le sette perle del mediterraneo” . Ogni isola è particolare e con un tour di tutto l’arcipelago non potrete perdere nulla tra i locali notturni notturni di Panarea, il tramonto e le bellissime eruzioni del vulcano di Stromboli, le isole più primitive e antiche Alicudi e Filicudi, la sabbia dai fondali bianchi di Lipari, i gusti della gastronomia dell’isola di Salina ed i fanghi benefici di Vulcano. Tra le tante bellezze dell’arcipelago Eoliano, questa volta ci concentreremo sulle spiagge: vista la bella stagione e l’imminente arrivo delle vacanze, la voglia di rilassarsi al sole e bagnarsi nelle acque cristalline del Mar Mediterraneo si fa sentire, quindi ecco le spiagge da non perdere durante una vacanza alle Isole Eolie.
LIPARI
- Traghetto da Milazzo operato dalla Compagnia delle Isole (ex-Siremar). Tempo di viaggio: circa due ore.
- Nave da Milazzo operato dalla Compagnia NGI con partenza alle 6.30 e 21.00. Tempo di viaggio: circa due ore e mezzo.
- Aliscafo da Milazzo. Tempo di viaggio, circa un’ora.
- Nave (anche con trasporto auto) da Napoli operata dalla Compagnia delle Isole (ex-Siremar), con partenza alle 21.00 da Napoli ed arrivo a Lipari alle 10.30 del giorno dopo. Il collegamento è previsto solo alcuni giorni della settimana, variabili a seconda della stagione.
- Aliscafo da Palermo, via Cefalù, operato dalla compagnia Ustica Lines o dalla compagnia SNAV solo in alcuni periodi dell’anno.
- Aliscafo da Reggio operato dalla compagnia Ustica Lines con partenza alle 13.50 o alle 17.25 e arrivo a Lipari alle 15.15 o alle 19.40.
- Aliscafo da Napoli operato dalla compagnia Ustica Lines o dalla compagnia SNAV solo in alcuni periodi dell’anno.
Il 13 aprile 2016 la compagnia Ustica Lines e la Compagnia delle Isole si fondono, in seguito all’acquisto da parte dell’armatore Ettore Morace, cambiando denominazione in Libertylines.
Lipari e l’isola maggiore dell’arcipelago eoliano e ha una superficie di 37,6 kmq. Le sue coste sono generalmente alte e scogliose con faraglioni e grotte. Il centro storico di Lipari è dominato dal Castello posto su un promontorio, stupendo è il panorama che si offre ai visitatori. Il Museo Archeologico Eoliano, sull’acropoli in via del Castello, è uno dei più interessanti in assoluto e con i suoi reperti è la testimonianza di oltre 5000 anni di civiltà dell’isola. Il centro storico con le sue mille viuzze offre tanta possibilità di fare shopping e assaggiare la tipica cucina delle isole in uno dei caratteristici ristoranti.
Il museo archeologico regionale eoliano, ha sede nel complesso del Castello di Lipari, è uno dei più importanti del Mediterraneo e presenta in circa cinquanta sale, nelle quali i materiali archeologici sono esposti in ordine cronologico. Si possono ammirare materiali preziosi provenienti sia dall’abitato, che dai corredi funerari, vasi, cippi, steli tombali e sarcofagi in pietra che testimoniano dell’evoluzione del culto dei defunti. Inoltre ceramiche di tipi e fogge varie, maschere teatrali e statue fittili. La visita è facilitata anche dalle didascalie in italiano/inglese riportate sia in versione dettagliata, sia riassuntiva, per una rapida lettura.
Il centro storico di Lipari è dominato dalla cinta fortificata detta Castello posta su un’alta rupe a picco sul mare. L’abitato inizialmente forse privo di cortina muraria difensiva ha trovato difesa nel salto di quota che domina sia la pianura che il mare. La cinta muraria sembra sia stata realizzata in blocchi isodomi (parallelepipedi regolari e modulari) nel IV secolo a.C., e di essa rimangono le prime assise di una torre del IV-III secolo a.C.. Ulteriori strutture si datano al medioevali e propriamente al secolo XI e poi XIII. Infine le cortine murarie sono di epoca spagnola. All’interno della cinta vi è una ampia stratigrafia che dall’inizio del II millenni a.C. giunge sino ad età medievale e moderna. La Cattedrale di San Bartolomeo votata nel 1084 e probabilmente edificata in età ruggeriana (1130 d.C. c.a) e rimaneggiata in varie epoche, fino al 1861 con la facciata in stile tardo baroccheggiante. A fianco i resti del Monastero del Santissimo Salvatore normanno, con un pregevolissimo chiostro in cui colonne e capitelli sono in parte di riuso da monumenti romani e in parte di realizzazione medievale.
Come in ogni zona della Sicilia anche a Lipari, e nelle isole Eolie in generale, si sono sviluppate tradizioni particolari riguardanti la cucina ed in particolar maniera per quanto riguarda la produzione di dolci. I più famosi sono le Nacatole (La particolarità del dolce è che una volta composto, come una specie di tortello, la pasta esterna viene decorata con l’uso di pinzette e lamette in maniera tale da ottenere delle lavorazioni elaborate e dall’impatto stilistico elevato) e gli Spicchitedda, Al pari delle Nacatole sono i dolci tipici eoliani che si preparano durante il periodo natalizio. I dolci sono caratterizzati da un colore bruno acceso dovuto all’uso di mosto cotto, comunemente detto vino cotto, e sono particolarmente speziati.
VULCANO
L’Isola Vulcano è collegata all’Isola di Lipari con un servizio marittimo da Porto di Levante (sull’isola Vulcano) a Lipari (circa ¼ d’ora) attraverso le Bocche di Vulcano. È raggiungibile con circa un’ora e mezza di navigazione con la nave e con circa 3/4 d’ora con l’aliscafo da Milazzo (ME).
L’isola deve in effetti la sua esistenza alla fusione di alcuni vulcani di cui il più grande è il Vulcano della Fossa, più a nord c’è invece Vulcanello (123 m), collegato al resto dell’isola tramite un istmo. Il principale vulcano, a occidente, sembra essersi formato dopo l’estinzione del vulcano meridionale; con lave molto acide, ha generato il monte detto Vulcano della Fossa (o Gran Cratere o Cono di Vulcano), alto 386 m, con pendici molto ripide, con a nord un cratere spento, detto Forgia Vecchia. A nord-ovest si trova una recente colata di ossidiana del 1771, detta le Pietre Cotte. Il cratere attivo è situato alquanto spostato a nord-ovest. Sebbene l’ultima eruzione sia avvenuta nel 1888 - 1890, il vulcano non ha mai cessato di dare prova della propria vitalità ed ancora oggi si osservano differenti fenomeni: fumarole, getti di vapore sia sulla cresta che sottomarini e la presenza di fanghi sulfurei dalle apprezzate proprietà terapeutiche. A nord numerose fumarole continuano ad emettere acido borico, cloruro di ammonio, zolfo, che alimentano un complesso industriale per la produzione di zolfo. Data la tossicità dei gas emessi dalle fumarole, è possibile avvicinarsi ad esse solamente se si è accompagnati da guide autorizzate.
L’economia dell’isola prima degli anni ’80era essenzialmente basata sull’agricoltura. Oggi, a parte il turismo (che è di gran lunga la fonte di reddito più consistente), comunque l’attività principale consiste nella coltivazione dei vigneti.
La leggenda vuole che l’isola sia la dimora d’Eolo, dio dei venti. L’isola più a sud del arcipelago è separata dalla vicina Lipari da un canale largo circa 1,6 km ed è formata da 4 vulcani tra cui uno è ancora attivo. La baia di Levante è interessata da manifestazioni fumaroliche dove le sorgenti termali sottomarine (acque calde) e i fanghi naturali (sulfurei) possiedono eccezionali doti terapeutiche efficaci per i reumatismi, per le artropatie e per le affezioni circolatorie. « Dai greci detto Hiera, poiché secondo la mitologia su questa isola si situavano le fucine di Efesto, dio del fuoco e fabbro che aveva per aiutanti i Ciclopi. Di essa parlano Tucidite e Aristotile. Gli studi di alcuni noti archeologi ed etno - antropologi, convergono nell’identificare il sito, come “Isola dei morti”. Sulla base di alcuni indizi, essi sostengono che da tutte le isole Eolie, i morti venissero trasportati qui tramite rudimentali imbarcazioni, onde essere purificati dal dio del fuoco, con riti sacri. Il mancato ritrovamento di cadaveri fa supporre che, alla fine dei riti, le salme venissero trasportate e sepolte nelle isole di appartenenza. Diversamente altri sostengono che i cadaveri venissero seppelliti sull’Isola, ma la natura vulcanica del terreno ha cancellato ogni traccia dei resti umani. Le numerose, antichissime, grotte scavate nella roccia, presenti in località Piano, sembrerebbero essere legate ai suddetti riti funerari. Successivamente i Romani ribattezzarono il dio Efesto, col nome di Vulcano, conseguentemente l’isola venne così chiamata. Ed è da qui che derivano i termini vulcano e vulcanesimo. Come si legge nella “Guida di Messina e dintorni ” del 1902, “In quelle acque, Ottaviano, durante la guerra con Sesto Pompeo, pose la sua stazione navale.”
PANAREA
Panarea (Panarìa in siciliano) è un’isola italiana appartenente all’arcipelago delle isole Eolie, in Sicilia.
Amministrativamente appartiene a Lipari, comune italiano della provincia di Messina, di cui costituisce una frazione di 241 abitanti. È l’isola più piccola e la meno elevata dell’arcipelago eoliano, nonché la più antica e posto su un unico basamento sottomarino.
Comunemente nota come l’isola dei Vip, è tra le isole siciliane più frequentate dai turisti nei mesi estivi.
Dal punto di vista geologico Panarea è la più antica isola delle Eolie, con gli isolotti circostanti quel che resta di fenomeni eruttivi di un unico bacino vulcanico, oramai quasi del tutto sommerso ed eroso dal mare e dal vento. Divisa nel senso della lunghezza da un’elevata dorsale, rimane soltanto la parte orientale e meridionale dell’isola originaria, con coste relativamente limitate in altezza, caratterizzate da piccole spiagge e vaste zone pianeggianti, anticamente coltivate a vigne ed oliveti e di cui ancora oggi si notano i terrazzamenti che erano adibiti alle colture, oramai abbandonate.
Panarea fu abitata già in epoca preistorica come testimonia il villaggio dell’età del Bronzo (XIV secolo a.C.) sul promontorio di Punta Milazzese, a sud-ovest dell’isola. La particolare posizione del pianoro, proteso verso il mare e protetto da alte pareti a dirupo sul mare - dunque facilmente difendibile - ne fece un luogo ideale per l’insediamento: nel villaggio, di cui sono visibili e visitabili i resti di una ventina di capanne, sono stati ritrovati materiali d’origine micenea, a testimonianza del ruolo svolto, anche in antichità, dall’arcipelago eoliano, al centro delle principali rotte commerciali del Mar Mediterraneo. Per il resto Panarea condivide la storia delle altre isole Eolie ed in particolare di Lipari. L’isola di Panarea ricade all’interno della riserva naturale orientata Isola di Panarea e scogli viciniori, istituita nel 1997, comprendente anche gli altri isolotti del miniarcipelago di Panarea.
Il successo turistico, che ha portato indubbi benefici economici e di qualità della vita alla popolazione dell’isola, ha inevitabilmente comportato aspetti negativi, quali una progressiva inesorabile cementificazione e speculazione edilizia (seppur in misura minore e più controllata rispetto ad altre isole dell’arcipelago), una spersonalizzazione del carattere originario (le nuove case o quelle riadattate ad uso turistico stanno via via perdendo il carattere originario verso uno stile simil-eoliano, o peggio verso un generico esotismo), una banalizzazione dell’offerta turistica, non più dissimile da qualsiasi altra località balneare, un affollamento di massa nei mesi estivi, agosto in particolare, caratterizzato da un turismo “mordi e fuggi”, quest’ultimo più attratto dalla nomea di sedicente “isola dei VIP”, che dalle effettive bellezze paesaggistiche dell’isola.
Nel 2011 è stata descritta dalla rivista W come “l’epicentro della scena estiva più chic nel Mediterraneo”.
Panarea fu abitata già in epoca preistorica come testimonia il villaggio dell’età del Bronzo (XIV secolo a.C.) sul promontorio di Punta Milazzese, a sud-ovest dell’isola. La particolare posizione del pianoro, proteso verso il mare e protetto da alte pareti a dirupo sul mare - dunque facilmente difendibile - ne fece un luogo ideale per l’insediamento: nel villaggio, di cui sono visibili e visitabili i resti di una ventina di capanne, sono stati ritrovati materiali d’origine micenea, a testimonianza del ruolo svolto, anche in antichità, dall’arcipelago eoliano, al centro delle principali rotte commerciali del Mar Mediterraneo. Per il resto Panarea condivide la storia delle altre isole Eolie ed in particolare di Lipari. L’isola di Panarea ricade all’interno della riserva naturale orientata Isola di Panarea e scogli viciniori, istituita nel 1997, comprendente anche gli altri isolotti del miniarcipelago di Panarea.
Il successo turistico, che ha portato indubbi benefici economici e di qualità della vita alla popolazione dell’isola, ha inevitabilmente comportato aspetti negativi, quali una progressiva inesorabile cementificazione e speculazione edilizia (seppur in misura minore e più controllata rispetto ad altre isole dell’arcipelago), una spersonalizzazione del carattere originario (le nuove case o quelle riadattate ad uso turistico stanno via via perdendo il carattere originario verso uno stile simil-eoliano, o peggio verso un generico esotismo), una banalizzazione dell’offerta turistica, non più dissimile da qualsiasi altra località balneare, un affollamento di massa nei mesi estivi, agosto in particolare, caratterizzato da un turismo “mordi e fuggi”, quest’ultimo più attratto dalla nomea di sedicente “isola dei VIP”, che dalle effettive bellezze paesaggistiche dell’isola.
Nel 2011 è stata descritta dalla rivista W come “l’epicentro della scena estiva più chic nel Mediterraneo”.
STROMBOLI
Stromboli, è un’isola dell’Italia appartenente all’arcipelago delle isole Eolie, in Sicilia. Si tratta di un vulcano attivo facente parte dell’Arco Eoliano. Posta nel bacino Tirreno del mare Mediterraneo occidentale, l’isola è la più settentrionale delle Eolie e si estende su una superficie di 12,2 km². L’edificio vulcanico è alto 926 m s.l.m. e raggiunge una profondità compresa tra 1300 m e 2400 m al di sotto del livello del mare. Stromboli ha una persistente attività esplosiva ed è uno dei vulcani più attivi del mondo. A poche centinaia di metri a nord-est dell’isola di Stromboli si trova il neck di Strombolicchio, residuo di un antico camino vulcanico. L’isolotto ospita un faro della Marina, oggi disabitato e automatizzato.
Lo Stromboli è un vulcano esplosivo e le sue eruzioni avvengono con una frequenza media di circa una ogni ora. La sua attività “ordinaria” ha luogo ad una quota di 750 m s.l.m. dalle diverse bocche eruttive presenti nell’area craterica. L’attività eruttiva è associata ad un degassamento pressoché continuo dall’area craterica. Periodi di totale inattività, senza lanci di materiale, sono piuttosto rari. Il più lungo tra quelli registrati si è protratto per circa due anni, dal 1908 al 1910. Il vero e proprio vulcano di Stromboli emerge dal mare circa 160.000 anni fa. Inizialmente i centri di emissione sono nella parte meridionale dell’isola, dove affiorano le unità più antiche appartenenti ai complessi del Paleostromboli I e II.
Stromboli è nota, frequentata ed abitata fin dall’antichità remota, e la sua economia si è sempre fondata sulle produzioni agricole tipicamente mediterranee: olivo, vite (malvasia coltivato basso in giardini terrazzati), fichi - e poi sulla pesca e sulla marineria. Fino al XIX secolo questa economia fu fiorente e Stromboli arrivò a contare circa 2700 abitanti, precisamente nel 1891, secondo i dati ufficiali a disposizione (fonte Mastriani e ISTAT ). Il vulcano è chiamato dai suoi abitanti (gli stombolani) Struògnoli, o anche Iddu (Lui in siciliano), in riferimento alla natura divina che un tempo era attribuita ai fenomeni naturali incontrollabili. Il nome proviene dal greco antico Στρογγύλη (rotondo) per via della sua forma. In siciliano strummulu significa trottola. Stromboli dà il nome a un tipo di vulcani caratterizzati da un’attività vulcanica effusiva detta Stromboliana.
SALINA
Salina (in siciliano Salina) è un’isola dell’Italia, appartenente all’arcipelago delle isole Eolie, in Sicilia, misura 26,4 km² ed è la seconda per estensione e per popolazione dopo Lipari e conta complessivamente circa 2.300 abitanti. Formata da sei antichi vulcani, possiede il primo e terzo rilievo più alto dell’arcipelago: il Monte Fossa delle Felci, 962 m, e il Monte dei Porri, 860 m, che conservano la tipica forma conica. Da questi due vulcani spenti, visti da nord-est, deriva il suo antico nome greco antico Διδύμη, Didỳmē (da δίδυμος, dìdymos, “gemello”). L’attuale nome deriva invece da un laghetto presente nella frazione di Lingua del Comune di S. Marina di Salina, dal quale si estraeva il sale.
Dagli scavi sono emersi insediamenti risalenti all’età del bronzo e un’alternanza di periodi di completo abbandono con altri di forte sviluppo. Ritrovamenti presso Santa Marina mostrano un notevole insediamento attorno al IV secolo a.C. Attorno al VII secolo d.C. Salina fu una delle Eolie più popolate, perché i vulcani di Lipari erano in attività. Le invasioni arabe la resero deserta finché, attorno al XVII secolo, tornò a popolarsi.
Salina è l’isola più fertile delle Eolie e ricca d’acqua; vi si coltivano uve pregiate dalle quali si ricava la Malvasia delle Lipari, un vino di sapore dolce, e capperi che sono esportati in tutto il mondo. Un’altra importante risorsa per l’isola è il turismo. Nel 1980 è stato istituito il parco regionale di Salina e nel 1981 la Riserva naturale Le Montagne delle Felci e dei Porri. Sull’isola sono state girate alcune scene del film Il postino (1994), l’ultima pellicola interpretata da Massimo Troisi. Dal 2007 è sede del SalinaDocFest, festival internazionale del documentario narrativo.
ALICUDI
Gli unici mezzi di trasporto, utilizzati solo per i materiali, sono i muli, che hanno sostituito gli asinelli, meno robusti, e che da qualche tempo si vedono in carovane con un unico conducente. Non vi sono veicoli in circolazione, mancando le strade, ad eccezione di una striscia di pietre e cemento, che si stende per alcune centinaia di metri e serve per collegare al molo la centrale elettrica e il piazzale dell’eliporto per le emergenze. L’isoletta è collegata alle altre isole e alla Sicilia direttamente o indirettamente, tramite aliscafo o traghetto. Esistono anche collegamenti, con frequenze variabili nell’anno, con Napoli mediante traghetto e con Palermo mediante aliscafo.
Alicudi è un’isola dell’Italia appartenente all’arcipelago delle isole Eolie, in Sicilia. Vi abitano 20 persone. Amministrativamente appartiene a Lipari, comune italiano della provincia di Messina in Sicilia. Gli abitanti dell’isola sono chiamati in siciliano arcudari. Anticamente era nota come Ericussa, dal greco antico Ἐρικοῦσσα («ricca di erica»). Alicudi fu abitata dal Neolitico, come attestato da tracce rinvenute presso l’attuale porto e sulla sommità dell’isola. Al IV secolo a.C. sono datate alcune sepolture a lastre di pietra lavica rinvenute in località Fucile nel 1924, con corredo funerario di lucerne e vasi fittili. Frammenti di vasellame di età romana si rinvengono sulla costa orientale dell’isola.
In quest’isola di natura vulcanica la terra è particolarmente fertile. Non deve dunque stupire se ad Alicudi è possibile ancora ammirare i terrazzamenti che spezzano il versante del vulcano ed hanno permesso per decenni agli abitanti di vivere dell’attività agricola. È interessante ricordare che la pesca, nei secoli passati, non ebbe mai uno sviluppo significativo, a causa del pericolo dei predoni, che rendeva di fatto tale attività poco conveniente rispetto all’agricoltura. I principali prodotti dell’isola sono l’ulivo, la vite, i capperi e la pesca. Il turismo rappresenta una voce importante dell’economia dell’isola, anche se in misura minore rispetto alle altre isole. Gli abitanti sono molto versatili: così, molti di quelli che in estate pescano, d’inverno eseguono lavori di ristrutturazione edilizia; altri accompagnano i turisti in escursioni in barca, o affittano loro imbarcazioni, o cucinano in spiaggia il pesce.
La festa principale di Alicudi è quella di San Bartolo, nella seconda metà di agosto. Nella ricorrenza la pesante statua di ulivo, conservata nella nuova chiesa, viene portata faticosamente a spalla in un lungo giro sulle mulattiere. In questa occasione i fedeli recitano un rosario con intercalare di canti esclusivi dell’isola. Alla sera, un comitato spontaneo organizza spettacolari fuochi d’artificio sul mare e un ballo pubblico sul molo. A ferragosto, nel tardo pomeriggio, è ormai tradizionale il mercatino, nel quale offrono merci e spettacolo artisti, chiromanti, privati venditori di chincaglieria e vestiti, cuochi di pesce e di cibi tradizionali e nel quale si trovano prodotti tipici, come capperi, nasse vivai e cesti di ligustro.
FILICUDI
Il collegamento dell’isola di Filicudi alla terraferma è assicurato da un servizio di trasporto marittimo via aliscafo, nave o catamarano. Per andare a Milazzo, si effettuano gli scali di Rinella e Santa Marina Salina, Lipari, isola di Vulcano. Dei collegamenti esistono anche con la città di Palermo. Il Comune di Lipari ha imposto una tassa di 1,5 euro per l’entrata nel suo territorio.
Due sono gli approdi principali di Filicudi, nessuno dei quali può definirsi «sicuro» per ogni condizione meteorologica:
il Porto, quello dove approdano quasi tutte le navi, i traghetti e gli aliscafi, è naturalmente la zona più frequentata e «commerciale» dell’isola di Filicudi.
Pecorini Mare rappresenta l’alternativa di attracco nelle giornate nelle quali, per le condizioni meteo o per altri motivi, i mezzi di collegamento non possono attraccare al Porto. Questo attracco ultimamente viene spesso utilizzato per la nave di collegamento con Napoli.
Filicudi anticamente era nota come Phoinicussa che in greco antico indica la palma nana, assai diffusa in epoca antica ed oggi ancora presente sui promontori dell’isola. L’isola di Filicudi è situata a circa 24 miglia nautiche a ovest di Lipari. È dominata dal monte Fossa Felci, un vulcano spento alto 773 m. Oltre al popolare vulcano Fossa Felci un vulcano spento alto 773, ce ne sono ben altri sette, tutti spenti da molto tempo e di conseguenza fortemente segnati dall’erosione. Una isola di 200 abitanti (che diventano 3000 nella stagione estiva), è distribuita tra i centri abitativi sparsi sul territorio e collegati tra loro dall’unica strada asfaltata dell’isola e da una fitta trama di strade pedonali. La località di Stimpagnato, nel sud-est dell’isola, è abitata da turisti soltanto durante l’estate. Gli abitanti si chiamano filicudari ed il loro dialetto è il filicudaro. Le antiche genti di Sicilia, fino ai primi del’900, la denominavano anche “Isola del diavolo” o “delle streghe”.
Molto interessanti sono le rovine del villaggio neolitico sul promontorio di Capo Graziano. I reperti ritrovati testimoniano la presenza sull’isola, durante il Neolitico, di una fiorente industria e lavorazione dell’ossidiana. È presente sull’isola una sezione del Museo archeologico eoliano, con reperti provenienti dagli scavi di Capo Graziano e da altre zone delle isole Eolie.
Oggi i principali prodotti agricoli dell’isola sono i capperi ed i fichi. La principale voce dell’economia locale è il turismo. La pesca non è praticata intensamente, mentre lo è quella amatoriale o comunque non professionale.
Lo scultore Jacques Basler organizza a Filicudi, in località Fossetta, una Biennale d’arte. Lo scrittore Roland Zoss presenta la storia di Filicudi in un libro premiato. Originario di quest’isola è il noto cantante rap/hip-hop Jacopo D’Amico, in arte Dargen D’Amico o JD.
- Il tramonto, da Stimpagnato, con vista sullo Scoglio la Canna e con lo sfondo di Alicudi.
- Il villaggio neolitico sul promontorio di Capo Graziano.
- Le Macine, accessibili dalla mulattiera che conduce al villaggio neolitico.
- La spiaggia, nella località ” Le Punte ” .
- La zona archeologica, nella località ” Filo Braccio ” .
- La spiaggia, nella località ” Brigantini ” .
- La Chiesa Parrocchiale di Santo Stefano, nella località Valle di Chiesa .
- La Chiesa Parrocchiale di San Giuseppe, nella località Pecorini .
- Lo Scoglio Giafante.
- La Punta del Perciato, con un caratteristico arco naturale .
- La Grotta del Bue Marino.
- Monte Fossa delle Felci.
- L’ara sacrificale in cima al promontorio di Capo Graziano.
- La sede del Museo eoliano in località Porto.


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