CHIESE E ARTE FIGURATIVA, Itinerario n. 1
TAORMINA DUOMO - BASILICA CATTEDRALE CONSACRATA A SAN NICOLO’ DI BARI
Basilica Cattedrale (Duomo)
Consacrata a San Nicolò di Bari, vescovo di Mira in Licia, (attuale Turchia).
La chiesa è stata elevata al rango di Basilica Minore da Giovanni Paolo II, il 6 febbraio 1980.
La costruzione del Duomo, uno dei più importanti e antichi monumenti medioevali di Taormina risale al secolo XIII, sull’area e le vestigia di una precedente basilica medievale; riedificato nel corso dei secoli XV e XVI verrà rimaneggiato ancora nel Settecento.La Basilica è ornata di ben tre rosoni in pietra di Siracusa traforata, posti rispettivamente sul prospetto principale e sulle due facciate laterali di est ed ovest, e risultano stilisticamente affini nel loro rinascimentale disegno architettonico.Il carattere medievale della chiesa-fortezza, <ecclesia munita> dell’età feudale, oltre che dalla severità architettonica esterna -di cui è elemento tangibile la merlatura che corona tutta la costruzione- è rivelato anche dall’imponente torre-bastione, sul quale nel 1750 furono collocate le campane. Sulla facciata, tra due monofore quattrocentesche ad arcatura ogivale archivoltata, troviamo il bellissimo portale maggiore, che fu ricostruito nel 1636, per decisione dei Giurati di quel tempo (gli amministratori locali), come risulta dalla lapide posta sopra il portale su cui si legge la seguente iscrizione: <D.O.M. Divo Nicolao templi Patrono Portam e phario lapide FranciscusCorvaja, Joseph MartianusAntoninusRomanus, Thomas Corvaja Urbis patres postere AN. DO. MDCXXXVI>. (Francesco Corvaja, Giuseppe Marziano, Antonino Romano, Tommaso Corvaja, Padri della città, eressero la porta del tempio con marmo pario al a Dio Ottimo, Massimo, e al divino Patrono Nicola, nell’anno del Signore 1636).Dal 1945 al 1948, il Duomo fu integralmente restaurato dall’architetto napoletano Armando Dillon, che volle rimettere in luce le primitive strutture delle arcate dell’abside, occultate da stucchi barocchi. Il monumentale restauro, che ha anche ripristinato le coperture a terrazzo sulle navate laterali, oltre a consolidare tutta la struttura della fabbrica dell’edificio sacro, ha saputo sapientemente rimettere in luce la bellezza architettonica originaria.
Portali:
Il portale principale ha due colonne scanalate in stile corinzio poggianti su alte basi e sopra l’architrave c’è un frontone spezzato, che è ripetuto in piccolo anche sopra la lapide dedicatoria; sopra i capitelli delle colonne fanno capolino le facce di due angeli. Gli stipiti, che recano scolpite undici figure per lato, sono quelli originali del portale più antico. Questi ventidue personaggi rappresentano San Paolo (le chiavi), San Pietro (la spada della Fede) il re Davide (la cetra), i quattro evangelisti nei loro caratteristici simboli: il Leone (San Marco), l’Aquila (San Giovanni), il Toro (San Luca) e l’Angelo (San Matteo). L’identificazione degli altri Santi e Apostoli non è sempre così semplice ed evidente. Le due figure in alto, vale a dire, i due vescovi nell’atto di benedire con mitra e pastorale (le sole ad essere intere ed in posizione assisa, mentre tutte le altre sono a mezzo busto, dentro medaglioni) sono San Nicola, il santo titolare della chiesa e San Pancrazio, il santo patrono della città. I portali delle facciate laterali, ad est e ad ovest, appartengono ad epoche diverse. Quello rivolto ad oriente è della prima metà del XVI secolo, quello ad occidente, dirimpetto al Municipio, interamente bordato di nera lava, della seconda metà del 1400. Su ciascuno stipite si vedono bassorilievi raffiguranti la mistica Vite. (“ Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Gv 15:1-2″). Sull’architrave, in pietra calcarea taorminese, fra San Pietro e San Paolo, c’è la figura di Gesù Cristo benedicente, il <Pantocratore>; il timpano ad arco ogivale è decorato con archetti trilobi.
Gli interni:
L’interno è quello di una chiesa a croce latina con tre navate e tre absidi. La navata centrale è sostenuta da sei colonne, tre per lato, su cui poggiano quattro arcate per lato; di queste sei colonne di marmo rosa di Taormina, quattro sono monolitiche, cioè ricavate da un solo blocco di marmo e sembrano provenire tutte dal teatro Greco di questa stessa città.
La navata centrale e il transetto, il braccio corto della croce latina, sono coperti con soffitti di legno magistralmente lavorato, le cui travi hanno mensole intagliate che riproducono motivi tradizionali arabi, interpretati con gusto gotico. Degne di menzione sono le due cappelle poste ai lati dell’altare maggiore: quella di sinistra, del Sacramento, della fine del ‘600, è in stile barocco; quella di destra, della Madonna delle Grazie, fu invece ricostruita nel 1747 con il reimpiego delle strutture gotiche provenienti dalla demolizione di una cappella della chiesa di san Pietro, sempre di Taormina.
Transetto:
Absidiola destra: Cappella della Madonna delle Grazie. Altare con colonne, architrave, volute e targa intermedia. Manufatto ricostruito nel 1747 con il reimpiego delle strutture gotiche provenienti dalla demolizione di una cappella della chiesa di San Pietro. Sulla mensa è collocata la statua raffigurante la Madonna delle Grazie, con la veste ricca e piena di dettagli, le espressioni dei personaggi dolci, la fanno somigliare ad un’altra opera di bottega, quella della Madonna della Scala nel duomo di San Pietro Apostolo di Ucria. Committenti dell’opera la famiglia Grugno, nucleo originario dalla Catalogna e giunta in Sicilia nel 1347, lo stemma gentilizio raffigura le tre teste di cinghiale, si vede ai due lati alla base della statua. Sulla parete destra una elegante edicola in stile rinascimentale ospita il viso di un Cristo Morto, sulla parete in alto un Crocifisso, nell’angolo su un piedistallo un Cristo Risorto. Nella parete sinistra è incastonato un tabernacolo di scuola del Gagini.
Braccio destro:
Altare di San Nicolò di Bari. Sulla parete campeggia il dipinto raffigurante San Nicola di Bari, opera di Garofalo del 1653.
Braccio sinistro:
Altare di San Pancrazio: Sulla parete campeggia il dipinto raffigurante San Pancrazio.


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