MONUMENTI E ARCHEOLOGIA
PALAZZO CIAMPOLI, ANTICA DIMORA DEI THERMES
I Nobili palazzi della città furono tutti progettati e costruiti per ragioni difensive e tutti sul perimetro fortificato, ad esclusione del palazzo Ciampoli che fu edificato lungo la via Consolare Valeria, nel borgo medievale della città, all’interno delle cinta murarie, nei pressi della Cattedrale, che dopo l’agorà greca ed il foro romano rappresentava oggi il centro città. Il palazzo venne edificato nel 1412, come attesta lo stemma contenuto nel rombo sopra il portale principale. Questa data ha segnato in Sicilia il tramonto del partito latino, Chiaramontano e l’avvento del partito Catalano. Da questo momento i palazzi perderanno la loro caratteristica struttura di palazzo-fortezza e verranno progettati anche per rappresentanza e dimora. Il palazzo si erge, quasi con alterigia, in cima ad una scalinata, quasi ad accogliere il visitatore con distacco, a ricordargli che al suo cospetto l’umiltà è necessaria. Un prospetto semplice ma elegante, con cinque bifore poggiare su una fascia marcapiano bicroma di rara bellezza, lavorata a piccoli rosoni, con intarsi di pietra lavica dell’Etna e pietra bianca di Siracusa. Molte le pubblicazioni sul palazzo, analizzato in tutte le sue parti, fotografato in tutti i suoi prospetti. Ma quasi tutte le pubblicazioni difettano di una foto, di uno scatto, di un prospetto, quello di est, celato, quasi invisibile, intimo e riservato come si conviene ad una finestra, da dove la nobiltà del tempo scrutava con alterigia la sottostante città. Era il casato dei Damiano Rosso, Principi di Cerami, erano i De Thermes, giunti alcuni secolo prima a seguito di Federico II. Gli uni e gli altri, come dimostrano la bandiera al vento sopra il portale d’ingresso, araldica dei Damiano Rosso e lo scudo stellato, che chiude l’angolo della fascia marcapiano, araldica dei De Thermes; forse quest’ultimi iniziarono la costruzione del palazzo che, alla metà del XV secolo, con l’edificazione del secondo ordine, sia nelle bifore che nella fascia marcapiano assumeva connotazioni chiaramente ispanizzanti.


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