MONUMENTI E ARCHEOLOGIA
Le Naumachie, una costruzione romana
La cosiddetta Naumachia è una grande costruzione formata da un muro in mattoni, lungo 122 metri e alto 5. Fu realizzata in epoca romana e più precisamente nel II sec. d.C. Il nome Naumachia significa letteralmente “battaglia navale”.
Infatti, una volta si credeva che il monumento fosse un circo acquatico, realizzato dai romani per le rappresentazioni di battaglie navali. Il lungo muro in laterizio interrotto da nicchie è il prospetto di un ninfeo che si sovrappone a una stoa o portico ellenistico, utilizzandone il basamento di cui si conserva ancora visibile una porzione nell’estremità sud. La stoa, come il ninfeo si affacciavano su una piazza, o agora delimitandone un lato e fungendo da sostegno alla terrazzo superiore. Nelle nicchie del ninfeo erano probabilmente collocate statue, come documenterebbe il ritrovamento del torso di Apollo in marmo pario adesso in esposizione al Museo di Badia Vecchia. Scavi, condotti in occasione di lavori edilizi in un fabbricato sovrastante, hanno accertato una grande serbatoio d’acqua in consistenza dietro la facciata a nicchie. Il bell’acquerello di J. Houel ne documentava già l’esistenza.
RAPPRESENTAZIONI STORICHE DI BATTAGLIE NAVALI COSIDDETTE NAUMACHIA
La cosiddetta Naumachia di Taormina, il più importante avanzo dopo il teatro, di quell'antica citta, consiste in un muro, superstite tuttora per una lunghezza di ben 122 metri e per un'altezza media di circa m. 5, sul cui fronte sono ricavate 18 grandi nicchie ad abside, alternate d a altrettante nicchie minori rettangolari, ad armadio. Il muraglione che oggi serve da base a tutta una serie di costruzioni moderne, e addossato al rigido declivio dei monte famoso e pittoresco, che limita a terrazza, parallelamente al Corso Umberto, la via principale della citta vecchia. Dietro al muro e parallelamente ad esso, per tutta la sua lunghezza corre un grandioso serbatoio, largo m. 1,80 ed alto m. 3 la cui volta gia sostenuta da una fila di pilastri, che furono veduti e disegnati dall'Houel e dal Serradifalco, estata in gran parte distrutta e sostituita da moderni pavimenti delle case sovrapposte. Avanzi assai minori di piccoli muri dei quali uno con una nicchia, rilevati dai vecchi studiosi come esistenti sul davanti, verso oriente, non più esistono. L 'edificio e tutto costruito in mattoni robustissimi, murati regolarmente all'esterno, e all'interno mescolati a pietrame. Filippo D'Orville, il quale nella sua opera sicula, frutto di lunghe investigazioni topografiche e filologiche, descrisse per primo nel secolo XVIII questo rudere, penso potesse trattarsi di un circo o di un ippodromo, od anche, secondo una opinione che egli riferisce come preesistente, di una Naumachia. Nel 1780, poco dopo la pubblicazione del libro del D'Orville, il pittore francese Giovanni Houel, disegno, per la grandiosa serie d'illustrazioni che costituiscono il suo Voyage pitto- resque de l'ile de Sicile, piante e sezioni di quegli avanzi, visti da lui in condizioni assai mi- gliori delle attuali; i suoi disegni perciò sono ancor oggi utili, anche perché egli istituì nei vari punti dell'area antistante dei saggi di scavo. L'Houel vide e studio il grandioso serbatoio che corre addossato sulla parte posteriore del rudere. E con un convincente calcolo della portata delle fonti e della quantità d'acqua che sarebbe stata necessaria perché potesse navigare una barca, rilevo la impossibilita di riconoscere nel rudere la fiancata di una grandiosa vasca o naumachia, e penso piuttosto che si trattasse deli’ area di un Anteo ginnasio, di cui la parete a nicchioni costituirebbe il superstite muro occidentale. 11 serbatoio retrostante sarebbe stato destinato agli usi del ginnasio. Con molta circospezione il Serradifalco nella sua nota opera, si limita a riconoscere la grandiosa piscina coperta e ad escludere l'idea di una naumachia. ch’egli non sa immaginare che di forma curva e di struttura provvisoria, e molto giustamente fatta «per supplire alla mancanza del mare», il che non e certo nel caso di Taormina. Egli, com'e sua abitudine, non avanza altre « congetture prive di fondamento » Il Serradifalco mostra così di abbandonare quella connessione della grande parete con i ruderi minori antistanti, che sta a base delle precedenti interpretazioni, le quali presuppongono tutte una restituzione dell’edificio in forma quadrangolare. Poiché egli vide codesti ruderi antistanti, e li fece rilevare pel suo libro dal Cavallari, il quale soul pesare se mai, per abbondanza di connessioni, il veder abbandonata tale restituzione tradizionale ha per noi molto valore. Anche per L'Houel le arcate in rovina del muro orientale, non erano per nulla simili a quelle del muro a nicchioni, mentre nei saggi praticati dall'Orsi non si e rinvenuta, come pur sarebbe stato da attendersi qualora fossero esistite traccia alcuna di arcate sotto il livello attuale dei terreno. E del resto da notare che dal rilievo del Cavallari in Serradifalco, l'avanzo di muro ad oriente ora scomparso, mostra una nicchia rivolta all'esterno, il che non e evidentemente compatibile con l'idea di un recinto quadrangolare - palestra o ginnasio, - il quale avrebbe dovuto avere la decorazione di nicchioni tutto in giro nella parete interna. Anche lo Holm, che studio personalmente il rudere, non fa cenno di una tale restituzione quadrangolare ed, esclusa la naumachia, identifica anch’egli soltanto il grande serbatoio. Il Serradifalco e lo Holm, come si vede, si limitano a riconoscere questa parte dell’edificio retrostante, senza dare spiegazione alcuna del muro a nicchioni che costituisce la parte più cospicua del monumento. Ad un ginnasio nel quale si comprendano edifici d'indole varia, non esclusa una terma, torna a pensare recentemente il dott. Pietro Rizzo, il quale più precisamente riconosce nel rudere il ginnasio tauromenitano fatto famoso da quei noti rendiconti dei ginnasiarchi, che rappresentano forse i più importanti documenti epigrafie della Sicilia antica. L'ipotesi che paria di naumachia e sufficientemente smontata dalle considerazioni dello Houel e del Serradifalco; nessuno può ritenere verosimile una così colossale riserva d'acqua al- l'aperto, ne soprattutto un artificio per evoluzioni navali in tanta vicinanza del mare. L'acqua d'altro canto avrebbe dovuto lasciare dei sedimenti sui muri; ed essi mancano invece dei tutto. Ciò a parte che l’ipotesi muove dal presupposto che il muro a nicchioni superstite, non rappresenti che un lato di un recinto quadrangolare chiuso. Presupposto, come s’è visto, arbitrario. che sta anche a base dell' idea, anch'essa perciò da abbandonare, che possa trattarsi di un ginnasio. Liberamente tratto da un testo di BIAGIO PACE da www.bollettinodarte.beniculturali.it - Immagini delle battaglie tratte dal sito http://www.romanoimpero.com - http://www.parconaxostaormina.it


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