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TAORMINA – IN ATTESA DEL RITRATTO LUCANO DI LEONARDO DA VINCI
Ritratto Lucano di Leonardo anche detto Ritratto di Acerenza, dal luogo in cui avvenne la sua scoperta.
Il dipinto è un elemento estremamente significativo per ricostruire le sembianze del volto di Leonardo. La tavola mostra il volto e il busto di Leonardo di tre quarti, con un cappello in testa ed è custodita presso il Museo delle Antiche Genti di Lucania a Vaglio di Basilicata. Scoperta a Salerno, nel 2008, da Nicola Barbatelli, direttore del Museo delle Antiche Genti di Lucania di Vaglio di Basilicata. Si tratta di una tempera grassa su un pannello rettangolare in legno di pioppo di 43,9×59,6 cm, dipinta tra la fine del 1400 inizi 1500. Il Dipinto è con molta probabilità l’autoritratto di Leonardo da Vinci. Per giungere a tale sorprendente conclusione, ricercatori ed esperti di livello internazionale hanno molte indagini ed analisi, trovandosi concordi nel riconoscere in quest’opera la probabile mano di Leonardo.
La notevole congruenza del profilo di Leonardo tramandato da Francesco Melzi con quello della ricostruzione tridimensionale del volto del ritratto lucano, induce a pensare che chi ha eseguito i ritratti conosceva le esatte proporzioni del viso. L’accostamento dei due profili evidenzia una differenza: la bocca del profilo realizzato da Melzi è rientrante rispetto a quella del volto 3D. E’ probabile che ciò sia dovuto alla differenza di età di Leonardo, circa 45 anni nel ritratto lucano, 60 anni in quello di Melzi. Questo particolare testimonierebbe un processo di invecchiamento del volto di Leonardo ( vedi galleria fotografica).
Il retro della tavola riporta una scritta in latino: PINXIT MEA, scritta al rovescio ed apparsa solo dopo la pulizia della tavola. Sia la perizia grafica sia la perizia tecnico-scientifica dei materiali, l’inchiostro di ferro gallico, sia il tratto utilizzato, che appare nel Codice Atlantico, ci riportano all’idea che possa trattarsi di un’opera originale di Leonardo da Vinci (vedi galleria fotografica).
Una ricerca innovativa svolta dal prof. Capasso dell’Università di Chieti, assieme al colonnello De Fulvio del RACIS (Dipartimento scientifico dell’Arma dei Carabinieri) ha riguardato le impronte digitali L’esito di tale ricerca è il ritrovamento di una impronta sincrona sopra la parte laterale in prossimità della piuma, che è compatibile con una impronta trovata su un altro dipinto di Leonardo, la “Dama con l’Ermellino”. L’impronta in questione è stata ricavata dall’ombra delle perle della collana sul petto della dama, il che garantisce che appartiene alla mano di chi ha realizzato l’opera. Questo straordinario risultato dimostra che l’autore de “La Dama con l’Ermellino” ha quanto meno toccato il dipinto Lucano (vedi galleria fotografica).
Libera interpretazione da Archivio del Ministero dei beni e delle Attività Culturali e del Turismo.


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